Simboli carte da gioco: cosa sapere


Uno degli aspetti più affascinanti e suggestivi delle carte da gioco è sicuramente rappresentato dai simboli utilizzati per la caratterizzazione dei semi e delle figure. I moderni mazzi standardizzati sono il risultato di un secolare processo di evoluzione, durante il quale segni e simboli hanno conservato il valore originario ma mutato significativamente il proprio aspetto grafico e, non di rado, subito modifiche in relazione a particolari eventi storici. Di seguito, vediamo qual è il significato dei semi delle carte, da dove provengono e cosa simboleggiano.

Semi delle carte regionali

Le carte regionali italiane appartengono quasi tutte a due tipologie di semi: ‘latini’ e francesi. I primi si dividono a loro volta in semi “italiani” e “spagnoli”. L’unica eccezione è quella delle carte salisburghesi, un mazzo a semi tedeschi diffuso in alcune zone dell’Alto Adige (soprattutto Ladinia e Tirolo). I semi latini sono: Denari (o Ori), Spade, Coppe e Bastoni; nonostante siano noti a chiunque abbia giocato almeno una volta a Scopa o a Briscola, non molti sanno che derivano dai segni delle carte arabe che, come vedremo in seguito, giunsero in Europa nella seconda metà del XIV° secolo. I ‘naibi’ usati dai soldati Mamelucchi, infatti, già presentavano i quattro semi che ancora oggi caratterizzano le carte regionali italiane a semi ‘latini’. Le mazze da polo assunsero con il tempo la forma di semplici bastoni, dal momento che gli Europei, banalmente, non avevano alcuna conoscenza del gioco. Le Spade si sono evolute al punto da diventare un chiaro discrimine tra mazzi ‘italiani’ e ‘spagnoli’; nei primi hanno lame ricurve, come le scimitarre, mentre nei secondi sono dritte, spesso più simili a lunghi pugnali con l’elsa intarsiata. Lo stesso può dirsi dei Bastoni: tozzi, affusolati e (talvolta) frondosi nelle carte a semi spagnoli, si trasformano in scettri esili e vagamente barocchi in quelle a semi ‘italiani’. Analoga distinzione può essere fatta per le Coppe, che nei mazzi di origine veneta presentano una base di forma esagonale, che li fa somigliare quasi a dei piedistalli ornati. Le figure delle carte regionali italiane variano sensibilmente da un mazzo all’altro; nelle carte napoletane, ad esempio, il Re è in piedi a figura intera mentre in molti mazzi del Nord Italia, la figura siede sul trono oppure è ritratto specularmente a mezzo busto. Curiosità: l’Asso di Denari è quasi sempre la carta che conserva un cerchio bianco al suo interno, eredità dell’imposta di bollo che si pagava sulle carte. Iscrizioni e motti di spirito sono ulteriori elementi di caratterizzazione, che variano sensibilmente in base alla regione d’origine del mazzo.

Semi delle carte francesi

I semi delle carte francesi, poi diventati simboli del Poker, sono: Cuori, Quadri, Picche e Fiori. Rappresentano quasi sicuramente una semplificazione dei semi tedeschi, risalente alla fine del Quattrocento. Vennero introdotti quasi sicuramente per semplici motivi pratici (era più facile stampare simboli monocromatici) e non, come si credeva, a simboleggiare la suddivisione della società medievale in borghesia, clero, militari e contadini. Il seme di Picche deriva quasi certamente dal Foglie tedesco (chiamato anche “laub” – foglia – oppure “pik”) benché ricordi la punta di una picca stilizzata; ancor più semplice l’associazione tra il seme tedesco “Hertz” e quello francese di Cuori. Il seme di Fiori è simboleggiato da un trifoglio stilizzato nero (non a caso, in francese è chiamato trifoglio, ossia “Trèfle”), forse ispirato all’Eichel tedesco (il seme di Ghianda). Il seme di Quadri, infine, ha ben poco a vedere con gli Schellen delle carte tedesche (che potrebbero aver ispirato un seme ‘estinto’ nelle carte francesi, quello delle Lune crescenti); il nome originale “Carreau” vuol dire infatti ‘losanga’, un chiaro riferimento alla forma stilizzata del seme. Per quanto riguarda le figure, le tre di ogni seme hanno tradizionalmente un nome ‘proprio’, che fa riferimento alla tradizione biblica, alla storia francese, alla mitologia classica oppure alla letteratura medievale.

Come sono nate le carte da gioco

L’origine delle carte da gioco resta piuttosto incerta; una delle teorie più accreditate colloca in Cina, forse attorno al X° secolo d.C. la nascita di una primordiale forma di carte da gioco, probabilmente successivamente all’invenzione del processo per produrre la carta. Ragion per cui, per lungo tempo, si è creduto che fossero arrivate in Europa grazie ai viaggi di Marco Polo; oggi sappiamo che non è andata così, benché l’antica Cina possa essere comunque considerata come la ‘culla’ delle carte da gioco. Come ha scritto David Sidney Parlett in “The Oxford guide to card games”, le carte occidentali presentano alcune analogie con le “carte monete” cinesi (usate, verosimilmente, sia come strumento di gioco che posta in palio), non fosse altro per la suddivisione in quattro ‘semi’. Ciò nonostante, è solo verso la fine del Medioevo che le carte da gioco – in una forma simile a quella moderna – approdano nel Vecchio Continente. “Sono menzionate per la prima volta in Spagna nel 1371, descritte in dettaglio in Svizzera nel 1377 e verso il 1380 citate in posti tanto diversi quanto Firenze, Basilea, Regensburg, il Brabante, Parigi e Barcellona”, scrive Parlett. L’ultimo quarto del XIV° secolo, quindi, è il momento storico in cui le carte da gioco compaiono in Europa; la loro diffusione fu merito dei soldati Mamelucchi egiziani, come confermato da un antico mazzo conservato nel museo del Palazzo di Topkapı di Istanbul. ‘Scoperto’ nel 1939 da L. A. Mayer, e rimasto quasi del tutto sconosciuto fino al 1971, ha permesso di collocare la ‘nascita’ delle carte da gioco tra il XII° e il XIII° secolo; successive ricostruzioni hanno determinato come il mazzo contasse 52 carte, divise in quattro semi (spade, mazze da polo, coppe e monete), ciascuno formato da dieci numerali e tre figure: Malik, Nā’ib malik e Thānī nā’ib ossia, rispettivamente, Re, Vicerè e Secondo o Sotto-Vicerè. Non è difficile intuire come tali figure, nel tempo, siano diventati Re, Cavaliere e Fante (o Donna) nelle carte a semi latini e K, Q e J in quelle francesi. Dall’arabo “Nā’ib” deriva il termine “naibi”, antica denominazione delle carte da gioco presente già in un’ordinanza comunale di Firenze datata 1376 (con la quale si proibiva un gioco chiamato “naibbe” introdotto in città da poco) e in una Cronaca della Città di Viterbo del 1379 in cui si legge: “fu recato in Viterbo il gioco delle carte, che in saracino parlare si chiama nayb”). Le carte arabe arrivarono (forse) prima in Italia e poi in Spagna, per poi diffondersi in tutta Europa entro la fine del XIV° secolo.

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