Solitari carte napoletane, i più importanti

Le carte napoletane sono forse il mazzo regionale più celebre d’Italia; si usano per numerosi giochi di coppia o di squadra (scopa, scopone, briscola e tressette) ma possono essere impiegate anche per svariati solitari. Di seguito, vediamo alcuni dei più famosi.

Il solitario “anonimo”

Lo scopo di questo solitario con carte napoletane (una variante del ‘Klondike) è quello di costruire quattro ‘basi’, ciascuna delle quali costituita da tutte le carte di uno stesso seme, sovrapposte in ordine crescente (ogni base parte dall’asso e si completa con il re). Per cominciare a giocare, bisogna disporre sul tavolo quattro carte scoperte in linea, tenendo a mente che ogni carta individua una colonna. A questo punto, il giocatore gira la prima carta coperta da sopra il tallone e può posizionarla sotto una delle carte scoperte, lasciarla sul tavolo (nel ‘pozzo’) o metterla sopra una base. Il solitario procede fin quando le quattro basi non sono complete oppure il giocatore non è più in grado di spostare o collocare le carte dal pozzo. Le regole da seguire per collocare le carte sono le seguenti:
  • Gli assi sono la carta di partenza delle basi; quindi, non vanno messe in alcuna colonna ma da parte, anche se escono all’inizio del gioco;
  • All’interno di ciascuna colonna, è possibile collocare qualsiasi carta, a patto che sia di seme diverso rispetto a quella precedente. Esempio: sotto un 7 di bastoni, è possibile collocare ogni altro 6 altro tranne quello di bastoni;
  • All’interno della stessa colonna, le carte devono essere collocate in ordine decrescente, in base al valore delle stesse. Se la prima carta di una colonna è una donna (8), quelle successive potranno essere 7, 6, 5, 4, 3, e 2;
  • È possibile trasferire una carta per volta da una colonna all’altra, a condizione di collocarla sotto una carta di seme diverso e di valore maggiore di un’unità. Esempio: se in una colonna c’è il re di coppe e in un’altra il cavallo di denari, quest’ultima può essere spostata sotto la prima;
  • Lo spostamento di una carta può ‘liberare’ una colonna;
  • La colonna ‘liberata’ non può essere utilizzata vuota ma può essere utilizzata in diversi modi. In alcuni casi, funge da ‘appoggio’ per muovere una carta da una colonna ‘occupata’ e liberare una carta per le basi; più di frequente, consente di recuperare una carta dal pozzo;
  • L’ultima carta scoperta posta sopra ad ogni base può essere ‘recuperata’ e reinserita in una colonna, se ciò può servire a non lasciare sul tavolo una carta in più;
  • Una carta dal pozzo può essere posta direttamente sopra una base dello stesso seme se quella precedente ha un valore inferiore di una unità. Esempio: il 5 di denari può essere lasciato sulla base se è completa fino al 4 di denari.
Questo celebre solitario si può anche giocare online, scaricando l’app di Digitalmoka.

Lo “scarta i re”

Tra i tanti solitari con le carte napoletane, questo è uno dei più semplici. Si dispongono sul tavolo le carte coperte, su quattro file da nove ciascuna. Le altre vanno nel pozzo. Lo scopo del gioco è scoprire tutte le carte una per volta, sostituendole una ad una in maniera tale che ogni fila sia composta da sole carte dello stesso seme, disposte in ordine crescete – da sinistra a destra – dall’asso al cavallo (9). Il gioco inizia scoprendo una delle quattro carte del pozzo; se si tratta di un re, va scartata. In caso contrario, si sceglie liberamente in quale fila posizionarla, sostituendola alla carta coperta che occupa la stessa posizione. Esempio: la prima carta scoperta dal giocatore è il 2 di coppe. Il giocatore decide che tutte le carte del seme coppe occuperanno la seconda fila; di conseguenza, mette il 2 di coppe al posto della seconda carta (da sinistra) della seconda linea. Contemporaneamente, scopre la carta coperta che ha sostituito con il 2 di coppe: se si tratta di un re, deve scartarla e prendere un’altra carta dal pozzo, altrimenti ripete lo stesso procedimento fin quando non scopre un altro re.

Il solitario di Napoleone

Questo solitario è una sorta di via di mezzo tra l’”anonimo” e lo “scarta i re”. Anzitutto, le carte vanno disposte scoperte su quattro file ma, al centro di ogni fila, va posto un asso, con cinque carte su ambo i lati. Di conseguenza, le prime tre file contano undici carte e l’ultima solo sei. Lo scopo del gioco è costruire su ogni asso una base con tutte le carte dello stesso seme, seguendo un ordine crescente (dall’asso al re). Il gioco consente di ‘spostare’ la carta più esterna di ogni fila e di collocarla vicino ad un’altra carta esterna dello stesso seme, il cui valore sia maggiore o minore di una unità. In altre parole, se all’esterno di una fila c’è il 5 di spade, la carta può essere collocata vicino al 4 o al 6 di spade (se uno di queste è la più esterna della propria fila). L’operazione può essere ripetuta più volte, a patto di rispettare l’ordine crescente o decrescente. In alternativa, una carta può essere spostata in una fila vuota; lo stesso vale per una serie di carte dello stesso seme. In pratica, se all’esterno di una fila si hanno 4-5-6-7 di coppe, tutte le carte possono essere trasferite o vicino ad un fante di coppe (così da avere 8-7-6-5-4) oppure in una fila vuota, avendo così 7-6-5-4. In tal modo, poi sarà più semplice spostare le carte sulla base di coppe. Il solitario riesce quando tutte le basi sono complete.

“Tre a tre”

Altro solitario estremamente semplice: lo scopo è costruire quattro basi (una per seme) a partire dagli assi. Il giocatore gira le carte del tallone tre alla volta e mette a terra quelle di ciascuna base in ordine crescente (dall’asso al re). Le altre vanno nel pozzo, che poi può essere utilizzato come nuovo tallone fino al completamento delle basi. Il solitario non restituisce quando, dopo un giro completo, il giocatore non riesce a collocare nessun’altra carta sulle basi.

Solitario “dell’ergastolano”

Per giocare a questo solitario si pongono tre carte scoperte sul tavolo. Se la terza ha lo stesso valore o seme della prima, le altre due si possono sovrapporre alla prima (mettendo sopra la carta uscita per terza). Si procede allo stesso modo con le altre del tallone; si può ‘saltare’ di tre in tre anche più di una volta, rispettando la regola. Il solitario riesce se le carte del tallone sono impilate tutte in un unico mazzo.

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