Carte trevisane: la storia e le caratteristiche

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Note anche come ‘trevigiane’ o ‘venete’, le carte trevisane sono un mazzo regionale utilizzato sia in Veneto che in Friuli Venezia-Giulia, eccezion fatta per Trieste. Appartengono al gruppo dei semi latini e, in particolare, rientrano nelle carte di seme italiano assiemealle trentine e alle triestine.Il disegno è ricercato e ricco di dettagli, caratterizzato da uno stile vagamente barocco e dal ricorso a colori vivaci, soprattutto rosso, blu e giallo.

Carte trevigiane: la storia

La tradizione delle carte da gioco nel Nord-Est ha origini molto antiche; la genesi di questo mazzo, come gli altri diffusi nel resto d’Italia, risale al periodo a cavallo tra il 13° e il 14° secolo, come testimoniato dall’affinità con i più antichi mazzi di carte arabe sopravvissuti fino ai giorni nostri. Nel corso dei secoli, ovviamente, il disegno ha subito notevoli variazioni; in un mazzo risalente al 1462 e oggi conservato in Spagna, presso il museo H. Fournier a Vitoria-Gasteiz, tutti i numerali di spade presentano una corona. Uno molto più recente, databile attorno alla metà dell’Ottocento, si caratterizza per la presenza del Leone di Venezia su alcune carte di denari (l’asso e il 4) e lo stemma di Marsiglia sul re di bastoni e il 2 di denari.

Il disegno utilizzato ancora oggi si è consolidato verso l’inizio del 19° secolo; un mazzo stampato a Venezia da Luchini (1807 – 1814) con la tecnica della silografia mostra le figure intere e il dorso rivoltinato con motivo geometrico; a partire dal 1830, le figure verranno stampate divise in due in maniera speculare. Fino al 1862, il bollo trova posto sul re di bastoni; dopo tale data, viene apposto sull’asso di denari mentre lo spazio rimasto vacante sulla carta della figura viene colmato con lo stemma della città dello stampatore o quello dei Savoia. Quest’ultimo viene raffigurato anche sul 4 di denari nei mazzi antecedenti al 1945; su alcuni esemplari di epoca fascista, lo scudo sabaudo è affiancato dai fasci littori.

L’ultima evoluzione significativa del mazzo risale al 1960, ultimo anno in cui la Dal Negro ha prodotto letrevisane “rivoltinate”(ossia con la figura sulla carta inserita in un motivo a cornice) da 52, con il bollo fiscale apposto sull’asso di denari.

Carte venete: catteristiche

I moderni mazzi di carte trevisane possono contare sia 40 che 52 carte e, in alcuni casi, comprendere anche una doppia “matta”.Rispetto a quelle trentine, presentano una forma particolarmente allungata, dovuta alle dimensioni (49×104 mmo 51×103 mm), che ne fanno – assieme alle bolognesi – le carte più lunghe tra quelle regionali italiane. Le carte sono divise in quattro semi: coppe, denari, spade e bastoni. Nei mazzi da 40, le carte numerali vanno dall’1 al 7, mentre quelli da 52 includono anche l’8, il 9 e il 10; in entrambi i casi, il mazzo è completato dalle tradizionali ‘figure’ (il re, il cavaliere e il fante), divise specularmente a metà.

La caratteristica più peculiare del mazzo trevisano è certamente la ricercatezza del disegno, che talvolta rende le carte di non facile comprensione (per questo sono riportati i numeri in basso a destra e in alto sinistra), e la peculiarità di certi dettagli. Su ogni asso, ad esempio, è riportato un proverbio o un modo di dire; ne esistono diverse varianti ma partire dall’Ottocento, in un mazzo standard sono riportati per lo più i seguenti:

  • Per un punto Martin perse la capa”, versione italiana della locuzione latina “Uno pro punctocaruit Martinus Asello”, campeggia sull’asso di coppe, caratterizzato da un doppio profilo bifronte (uno triste e uno sorridente) raffigurato sui due lati del collo della coppa;
  • Non val sapere a chi ha fortuna contra” circonda l’asso di denari, rappresentato come una sorta di gioiello o corona;
  • Se ti perdi tuo danno” si legge sulla fascia che attornia l’asso di bastoni, raffigurato come una verga tenuta da una mano (a sinistra dell’impugnatura vi è un piccolo uccello) che culmina in una decorazione bifronte al di sopra di un capitello;
  • Non ti fidar di me se il cuor ti manca” figura sull’asso di spade, anch’essa caratterizzata da un disegno molto ricco: due uccelli variopinti trovano posto ai fianchi dell’elsa mentre una corona cinge la parte alta della spada.

Le numerali dall’8 al 10 del seme di bastoni sono particolarmente ricche; l’incrocio a ‘X’ dei bastoni individua un rombo centrale, all’interno del quale è raffigurata una scena rurale. Le analoghe del seme di spade, invece, si presentano molto più barocche: le lame sono ricurve e si incrociano in alto e in basso, descrivendo un doppio rombo con all’interno una decorazione floreale. Nel 9, dato il numero dispari di elementi grafici, la decorazione superiore è sostituita da una grande elsa di una spada posta in verticale tra le altre otto, secondo un pattern caratteristico anche delle altre numerali dispari dello stesso seme.

Giochi carte trevisane: quali sono

Oltre a quelli più comuni (Scopa, Briscola e Tressette), con le carte da gioco trevigiane è possibile fare diversi giochi di tradizione locale.

Il Foracio (detto anche Foraccio o Scarabocio) è simile allo Scopone e si gioca con il mazzo da 52, da distribuire tutte assieme o in tre tornate. Le modalità di presa sono identiche a quelle della Scopa, con la sola eccezione dell’asso ‘pigliatutto’. Il sistema di punteggio, però, è diverso: il 2 e il fante di spade valgono un punto, così come il 10 di denari. Un punto viene assegnato anche al giocatore che ha preso almeno sette carte di spade mentre chi ha più di 27 carte guadagna due punti. Gli altri punti sono la Napoli (una scala di carte dello stesso seme composta almeno da asso, 2 e 3) e la Scopa. Di questo gioco esiste anche una variante denominata Zobelon.

LaVecia (o Peppa tencia) è una variante dell’Uomo Nero e si può giocare con mazzi da 40 o 52 carte; lo scopo del gioco è semplice: scartare tutte le carte e non restare in mano con la ‘vecia’, ossia il fante di spade. Ogni giocatore, una volta ricevute le proprie carte, scarta quelle uguali che ha in coppia e i fanti, tranne quello di spade. Fatto ciò, ogni giocatore pesca una carta coperta dal mazzo dell’altro, continuando a scartare le coppie di carte uguali: vince chi resta per primo senza carte.

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